
08:00 – 17:00, 2021; Concordarsi per una pausa, 2021; Relazioni occasionali, 2023; Rifugio, 2023; Sporco, caldo, duro lavoro, 2024; Cupo, 2024, sono una serie di opere realizzate da Marco Degl’Innocenti tra il 2021 e il 2024, che hanno come tema di indagine il lavoro. Se “l’elogio di una mano” che crea, in sintonia con l’attorno e la natura, sono argomenti affrontati nelle opere precedenti, in questa nuova produzione l’artista sembra mettersi in ascolto, osservando la sapienza e la fatica dei lavoratori, grazie ai quali anche alcune delle sue opere prendono vita. La riflessione si orienta su temi come “alienazione” e “emancipazione”, su un lavoro inteso non solo come atto di creazione ma come vera e propria fonte di sostentamento legata a un contratto e un orario. Tutto nasce durante una passeggiata la mattina di un Primo Maggio quando, incastonato nell’asfalto, affiora un bullone. (Serena Becagli)


Marco Degl’Innocenti, 08:00 – 17:00. 2021 Bronzo 50×70 cm, 2 elementi. Foto Veronica Citi.
Questo lavoro, che ho intitolato 08:00-17:00, nasce da una fotografia scattata il Primo Maggio (festa dei lavoratori) del 2021. Mentre camminavo notai un bullone con dado imparentato con l’asfalto del manto stradale, mi piacque molto questa immagine e mi chiesi da quanto tempo quel bullone potesse essere lì, perché era evidente che il tempo aveva lavorato sia sul bullone, sia sul dado che sull’asfalto. Mi chiesi anche perché un bullone con dado fosse finito proprio lì! Poteva essere caduto a qualche operaio mentre lavorava alla nuova strada. Decisi poi di tornare a fare un’altra fotografia in un orario diverso, mentre il paesaggio intorno cambiava e nel frattempo si depositavano foglie portate dal vento e tracce di animali di passaggio. La prima foto è stata scattata alle 8 di mattina, la seconda alle 17, esattamente nell’orario di lavoro di un operaio. Decisi di trasformare queste foto in bassorilievo, partendo dal calco del manto stradale, con bullone e dado incastonato nell’asfalto, che erano rimasti lì ad aspettarmi…


Marco Degl’Innocenti, RELAZIONI OCCASIONALI, 2023. Quattro stampe fotografiche su carta Hahnemuhle, cornice/scultura 43,5cmx 53,5cm variabili, penne di istrice. Foto Veronica Citi.
Un ramo cade sulla strada, proprio su una striscia segnaletica ancora fresca di vernice. Il ramo lascia la sua traccia perché il vento non ha spostato niente fino al mio passaggio. Bianco su bianco. Sposto il ramo e la sua nera impronta affiora. Una relazione occasionale tra il lavoro umano e la natura. Una striscia di vernice delinea il margine di una strada di campagna, spesso è attraversata da animali che lasciano tracce, impronte, e parti di loro stessi.

Marco Degl’Innocenti, CUPO, 2024. Stampa su carta fotografica Hahnemuhle montata su alluminio, 50×70 cm, bronzo con patina 52x40x32 cm. Foto Veronica Citi.
Uno scatto al cielo, alcune nubi scure sulla ditta edile dove di solito compro i materiali per le mie opere e dove cerco sempre di fermarmi a parlare con gli operai che ci lavorano, per raccogliere consigli e suggerimenti. Scattai questa foto mentre uno di loro agitava nel cielo una mazza, attrezzo usato sia per costruire che per demolire qualcosa, e durante quel gesto, accompagnato da un’espressione molto cupa in viso, il lavoratore mi disse: “Via via, vado a vedere se trovo le cinque!!”. Quell’espressione mi fece sorridere ma anche pensare. Riguardando la foto notai che il protagonista mancava, perché avevo fotografato solo le sue braccia. Per questo modellai accanto alla foto una nuvola antropomorfa in argilla, realizzata poi in bronzo patinato. Mi piaceva l’idea di riprodurre l’espressione di quel volto ombroso e minaccioso, pensando al dipinto di Giorgione “La tempesta”, o ai dipinti di Andrea Mantegna dove l’artista veneto ricreava con nuvole animate volti, paesaggi e autoritratti.

Marco Degl’Innocenti, SPORCO, CALDO, DURO LAVORO, 2024. Video proiettato su tablet 17×27,5 cm, gres 35x27cm. Foto e video dell’installazione di Veronica Citi. Link al video
Un giorno in una fonderia artistica, dove le temperature altissime e la polvere sono la consuetudine, ho girato questo video durante una particolare fase lavorativa di una fusione: l’acqua che si decanta dalla terra di fusione (loto) trasuda dalla trama degli enormi sacchi. Gli operai che stavano lavorando intorno al macchinario indossavano tutti un asciugamano intorno al collo per cercare di assorbire il troppo sudore. Queste immagini della lavorazione si sono sovrapposte, così ho modellato con argilla gres un drappo, come fosse appoggiato intorno al collo di una persona, per farlo diventare l’elemento che sorregge, e “deterge” il video.

Marco Degl’Innocenti, CONCORDARSI PER UNA PAUSA, 2021. Bronzo 63x20cm, rame e bronzo 18x10cm, mensola in legno 100x25cm, motore elettrico. Foto e video dell’installazione di Veronica Citi. Link al video.
Concordarsi per una pausa è una riflessione sul suono che sconfina oltre il tempo precostituito creandone un altro. Il suono come forma di meditazione, di ricerca e di cura. Si pensa che in alcuni popoli il suono abbia la funzione di curare lo stato d’animo, portando alla conoscenza del proprio io. Il suono emesso dai miei strumenti da lavoro, ascoltato in un altro momento assume un altro valore. Ho voluto ricreare quel suono sotto forma di scultura, rappresentando i miei strumenti in bronzo e assemblandoli in un’unica forma, montata su un motore elettrico rotatorio che, sfregando su piccoli perni di acciaio armonico, emette suoni. Nelle microfusioni, i piccoli oggetti in cera vengono montati su un pernio centrale, questo assemblaggio di elementi ricorda molto la forma degli alberi. Suono e “alberi di risonanza” (come gli abeti rossi che nascono tra il Friuli e il Trentino) chiamati anche “alberi che cantano” e da cui Antonio Stradivari prendeva il legno per realizzare i suoi strumenti. Nel 2018 la tempesta Vaia distrusse proprio in quella zona milioni di abeti rossi, dopo poche settimane il violoncellista Mario Brunello suonò appoggiando il proprio violino sul tronco di un albero, suonando non tra gli alberi ma insieme a loro: quell’albero suonò con lui.



Come scrive Alda Merini nella poesia “Tu non sai”
Pensa che in un albero ci sia un violino di amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita.
Mi piaceva molto tutto questo: la forma, il fatto che tutti i miei strumenti avessero perso la loro funzione e ne avessero assunta un’altra, emettendo un suono che sa di riposo durante una pausa contemplativa.

Marco Degl’Innocenti, RIFUGIO, 2023. Alluminio dipinto e inciso 15×17,5cm, video su telefono 15×17,5 cm. Foto e video dell’installazione di Veronica Citi Link al video
Dopo aver letto il libro di Isabella Loiodice Il lavoro fra alienazione ed emancipazione, ho riflettuto su queste due parole: alienazione ed emancipazione. Parole spesso così sovrapponibili in cui esiste l’elemento di servitù, del dover lavorare per sopravvivere. L’emancipazione che può donare, e l’alienazione che invece può sottrarre. I “prodotti” del lavoro dell’uomo non sono più soltanto degli oggetti materiali, ma sono le conoscenze, le idee, le capacità innovative e le competenze intellettuali. Il prodotto materiale acquista un valore aggiunto se dietro c’è un professionista capace di saperlo vendere. Il lavoro in fabbrica è molto cambiato, non viene più svolta per tutto il giorno la stessa mansione che crea appunto alienazione, infatti viviamo in una società post-materiale. Pensando alle pagine del libro appena letto ho ripreso con il telefono una punta di trapano a colonna mentre forava una base in metallo: quali sensazioni avrei provato nel fare un lavoro così ripetitivo e alienante, svolto per ore e ore? Avrei avuto sicuramente il bisogno di trovare una via di fuga da tanta monotonia. La base in metallo dove il trapano continuava a fare il suo lavoro mi ha fatto pensare all’uso di un’altra base in metallo. Così ho scelto una lastra di alluminio che prima ho colorato di blu notte, poi leggermente incisa con un trapano che, scalfendo superficialmente il colore, ha creato tanti piccolissimi crateri luminosi come un cielo stellato. La via di fuga, un rifugio tra i due elementi, che rappresenta anche un nuovo tipo di professione: il “tele-lavoro”.









































